Il vampiro di Polidori

In un pomeriggio tempestoso dell’estate del 1816 Lord Byron, P. B. Shelley, Claire Clairmont,Mary Wollstonecraft (futura signora Shelley) e John Polidori (medico di Byron) si riunirono nella villa Diodati di Byron, su lago di Ginevra.
Ispirato dall’atmosfera, Lord Byron propose al gruppo una sfida: comporre nel tempo più breve un racconto che fosse il più terrificante possibile.
Byron iniziò un racconto, un frammento che fece poi stampare in appendice al suo poema Mazeppa; a Polidori venne in mente inizialmente un soggetto piuttosto strano circa una dama dalla testa di scheletro. Claire Clairmont e Shelley si tirarono fuori dalla scommessa, mentre l’unica a prenderla sul serio fu Mary Wollstonecraft, che compose Frankenstein.
Nell’ aprile 1819 il “New Monthly Magazine” pubblicò un racconto intitolato Il vampiro, scritto da Polidori ma attribuito a Lord Byron per via di un malinteso.
Polidori si ispirò al frammento che Byron aveva prodotto a villa Diodati, il cui tema era un viaggio oscuro verso la Grecia, in cui un viaggiatore rimaneva vittima di vampirismo.
Il vampiro descrive infatti la storia di un giovane rampollo aristocratico di nome Aubrey coinvolto in un viaggio verso la Grecia da un lord misterioso e affascinante, Lord Ruthven, di cui diventa succube.
Lord Ruthven è un nobile vampiro dallo sguardo terribile e ammaliatore, capace di attirare l’attenzione delle donne col fine ultimo di succhiare la loro linfa vitale e non di raggiungere il piacere fisico come invece pensano le sue vittime. Ruthven è animato da una malvagità che ha del diabolico: non contento di nutrirsi del sangue di vergini innocenti,si dedica attivamente a corrompere gli animi deboli, a rovinare la reputazione di giovani donne di buona famiglia, a gettare sul lastrico al tavolo da gioco ingenui padri di famiglia, senza perdere mai un attimo la sua maschera di freddezza e impassibilità.
Il vampiro di Polidori è riconosciuto come il capostipite del genere, la prima opera letteraria di grande successo che tratta del mito del vampiro romantico: è un dandy, aristocratico, inserito nell’alta società, non è solitario, ritirato nel suo tenebroso castello, anzi frequenta come un gentiluomo alla moda i salotti londinesi, gioca d’azzardo e seduce belle dame.
Dal racconto di Polidori emergono dunque delle costanti che influenzeranno le future produzioni: il tema del connubio Eros-Thanatos (Amore-Morte) e la figura ambivalente del mostro feroce-uomo sensuale.